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Quando il mare ci rende più piccoli … e più interi

Quando il mare ci rende più piccoli … e più interi
Foto di Egidio Trainito


Ciao!
Sono Cristina Fiori, biologa marina ed ocean therapist, in questo spazio racconto il mare come qualcosa che va oltre ciò che vediamo.
Benvenutə alla puntata #5 di Ritorno al Blu.
Qui esploriamo il mare in relazione al benessere mentale, alla riconnessione interiore e alla consapevolezza ambientale che genera nell'uomo.
Se il mare per te è una sensazione di calma immediata, quasi un ritorno a casa dopo una giornata piena, allora questo spazio è per te.

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In questa sezione esploriamo il mare come forma di cura, sia fisica che mentale. Attraverso riflessioni, esperienze e prospettive scientifiche e sensibili, osserviamo come l’incontro con l’acqua possa diventare uno spazio di riequilibrio interiore, capace di influenzare positivamente sia il corpo che la mente, favorendo benessere e rigenerazione.

Quasi tutti conosciamo quel momento in cui ci fermiamo davanti al mare e non facciamo nulla di particolare, semplicemente lo stiamo a guardare, cogliendo quella sensazione in cui l’orizzonte si allunga oltre ciò che possiamo comprendere, mentre le onde continuano il loro movimento antico e indifferente e la brezza marina porta con sé il profumo di salsedine che ci porta in una dimensione senza tempo. In un istante, qualcosa cambia, sentiamo che le preoccupazioni non scompaiono ma si ridimensionano, i pensieri rallentano e il senso di urgenza che governa gran parte delle nostre giornate perde di intensità, non diventiamo improvvisamente felici ma diventiamo più vasti o forse più piccoli.
Gli psicologi chiamano questa esperienza Awe, una parola inglese difficile da tradurre in italiano che solitamente identifica emozioni in termini di meraviglia, stupore, riverenza, senso del sublime anche se nello specifico nessuno di questi riesce a coglierne completamente il significato.
L’Awe nasce quando incontriamo qualcosa di immensamente più grande dei nostri schemi abituali, quell’emozione che che ci fa dire wow e ci fa restare a bocca aperta verso ciò che abbiamo davanti. 
Le neuroscienze suggeriscono che il cervello umano reagisce in modo speciale agli spazi aperti e agli orizzonti estesi, in particolare davanti all'oceano la mente viene continuamente invitata a uscire dai circuiti abituali del controllo e della pianificazione.
Anche se sono molti gli ambienti naturali che lo possono suscitare,
il mare possiede delle caratteristiche particolari che innescano questa sensazione più di altri

  • non ha confini evidenti
  • è dinamico ma prevedibile
  • è immenso senza essere immobile
  • possiamo osservarlo per ore senza che si ripeta mai davvero.

Secondo diversi studi, l’Awe è una delle emozioni più potenti per il benessere dell’uomo perché riduce l'eccessiva focalizzazione sul sé aumentando il senso di connessione con gli altri e con la natura, contribuendo a dare maggiore significato all'esperienza della vita. 
All’interno di questo contesto emozionale i ricercatori definiscono lo small self, ovvero la sensazione di essere una piccola parte di qualcosa di molto più grande, come l’effetto più sorprendente e più profondo che si genera nell’uomo. 
Il mare dunque agisce ridimensionandoci e ricordandoci le proporzioni tra natura e essere umano: all’interno di una cultura che ci spinge continuamente ad affermare il nostro io, il mare compie l'operazione opposta.
Non è un caso che molte tradizioni spirituali abbiano scelto il mare come metafora dell'infinito. All’interno della società attuale viviamo immersi in una narrazione che ci pone costantemente al centro e focalizzati sui nostri obiettivi, sulle nostre paure, sui nostri risultati e sui nostri fallimenti. Il mare interrompe questa illusione, stando di fronte a migliaia di chilometri d'acqua e alle maree che si susseguono da milioni di anni comprendiamo intuitivamente qualcosa che spesso dimentichiamo, ovvero che la vita non ruota attorno a noi.Paradossalmente, questa consapevolezza non è deprimente ma liberatoria perché quando smettiamo di essere il centro dell'universo, possiamo finalmente sentirci parte di esso e abbracciarlo consapevolizzando il rapporto simbiotico che ci lega con la Natura.Forse è proprio questo il vero ritorno al blu, non una fuga dalla realtà ma un ritorno alla giusta misura delle cose e renderci conto che ogni volta che il mare ci lascia senza parole, non ci sta togliendo qualcosa, ma ci sta restituendo una prospettiva che avevamo perduto.


Monroy, M., & Keltner, D. (2023). Awe as a Pathway to Mental and Physical Health. Perspectives on Psychological Science. Sage Journals https://doi.org/10.1177/17456916221094856

Tornquist, M., & Johnson, T. (2026). Nature exposure, nature connectedness, adaptive and maladaptive emotion regulation strategies, and mental wellbeing. InternationalJournal of Wellbeing, 16(1), 5183, 1-29. https://doi.org/10.5502/ijw.v16i1.5183

Brenda K. Wiederhold, PhD, (2024). Virtual Awe: Expanding the Horizons of Mental Health Treatment. Sage Journal, Volume 27, Issue 7 https://doi.org/10.1089/cyber.2024.0314

Voşki, A., Petersen, G.B., Steinbrecher, F. et al. Underwater virtual reality for awe, ocean connectedness, and pro-environmental behavior: a randomized controlled trial. Sustain Sci 21, 601–619 (2026). https://doi.org/10.1007/s11625-025-01759-8

Bai, Y., Maruskin, L. A., Chen, S., et al. (2017). Awe, the diminished self, and collective engagement: Universals and cultural variations in the small self. Journal of Personality and Social Psychology, 113(2), 185–209.

Perlin, J. D., & Li, L. (2020). Why Does Awe Have Prosocial Effects? New Perspectives on Awe and the Small Self. Perspectives on Psychological Science, 15(2), 291–308.


In questa sezione troverai pratiche semplici di Ocean Therapy: esercizi di presenza, ascolto e radicamento da vivere vicino al mare, o da immaginare come esperienza guidata. Sono momenti brevi, accessibili, pensati per rallentare il ritmo interno e ritrovare uno spazio di equilibrio attraverso il contatto — reale o simbolico — con l’acqua. Non c’è nulla da performare o raggiungere: solo il tempo di entrare in relazione con il mare e lasciare che il corpo ricordi un altro modo di stare nel presente.

Rifacendoci alla sezione precedente, possiamo sperimentare come, la sensazione di Awe, sia facilmente riscontrabile anche quando esploriamo un ambiente marino ricco di biodiversità, ovvero un luogo abitato da molteplici animali marini che nel loro complesso diventano attrattivi ai nostri occhi.
Il primo scenario che ti sarà venutə in mente leggendo questa frase sarà sicuramente l’immagine della barriera corallina ricca di colori e vita ma, senza andare molto lontano, anche nel nostro “piccolo” Mare Nostrum possiamo vivere questa sensazione, soprattutto quando il luogo ricco di vita è uno dei tuoi luoghi del cuore. Nel mio vi provo a portare virtualmente, anche se non so se proverete le stesse emozioni che suscitano in me ogni volta che vado, provo a raccontarvelo qui, iniziando dalla terra ferma. 
Il fischio del treno segna l’arrivo in stazione, la porta si apre e sono già inebriata dai profumi della macchia mediterranea.
Inspiro a pieni polmoni e scendo dal treno, mi guardo intorno e mi avvio sul sentiero che costeggia i vecchi binari dismessi per poi proseguire sulla stradina di campagna: direzione Cala Moresca, un posto magico, chi lo conosce lo sa.
Un posto talmente magico che anche la sirenetta lo ha scelto come dimora. E allora cammino perdendomi nel sentiero, negli scorci che si aprono tra gli arbusti dei cespugli. Respiro e cammino, sempre più i miei occhi si riempiono di bellezza, mi affaccio tra i cespugli della macchia che costeggia il sentiero si affaccia di fronte a me, fiero tra le sue acque turchesi, l’isolotto di Figarolo. 

Guardo la superficie del mare e mi chiedo cosa nasconda sotto quelle molteplici sfumature di colore: gradienti di azzurro, turchese, smeraldo, blu si alternano man mano che lo sguardo si allontana dalla costa.
Continuo a camminare e mentre giro l’ultima curva, la meraviglia mi pervade: davanti a me una caletta di sabbia bianchissima bagnata da acqua cristallina, onde che calme accarezzano la riva producendo un suono che mi da pace, mi nutre, mi chiama. 
Un impulso irrefrenabile mi attrae e mi accompagna verso il mare chiamata dalle onde. L’acqua inizia a salire prima alle caviglie, poi alle ginocchia, prendo un altro respiro a pieni polmoni e con un tuffo mi immergo.  Apro gli occhi, sulla mia sinistra una foresta verde di posidonia si espande davanti a me.

Come una casa accoglie tra le sue foglie banchi di salpe color argento con strisce oro, che nuotando sembrano piccoli gioielli in movimento. 
Man mano che nuoto verso il largo e la profondità aumenta incontro degli scogli ricchi di anfratti che ospitano e danno protezione a piccoli pescetti di un colore blu fluorescente, sono i piccoli delle castagnole che crescendo diventano neri con

sfumature oro e ancora, nuvole di latterini argentei mi avvolgono, di fianco a me sulla destra vedo altri scogli, anfratti e tane, la casa di cernie, murene, polpi e stelle marine rosso fuoco. 
La vita esplode qua sotto!


Un tuffo nel rapporto tra essere umano e mare: un legame antico, attraversato da culture, tradizioni e saperi che continuano a trasformarsi nel tempo. Racconto di storie di popoli, testimonianze di chi il mare lo vive ogni giorno, di chi gli dedica la propria vita e di chi, anche solo per un istante, ne è stato profondamente attraversato. Uno spazio per osservare il mare non solo come paesaggio, ma come relazione viva.

Oggi questa sezione è dedicata a Egidio Trainito, uno dei più autorevoli divulgatori italiani del mare Mediterraneo: fotografo naturalista, autore, istruttore subacqueo e consulente ambientale, vive e lavora in Sardegna dagli anni Ottanta, dedicando gran parte della sua attività alla conoscenza e alla tutela degli ecosistemi marini. La sua formazione è atipica: dopo studi classici e tecnici, ha lavorato per anni nell'industria prima di dedicarsi completamente al mare. Dal 1985 al 1999 è stato proprietario del Centro Sub Tavolara, una delle realtà innovative del turismo subacqueo in Sardegna del tempo. Ha inoltre partecipato a campagne di archeologia subacquea e collaborato al recupero di importanti reperti, tra cui la celebre testa di Ercole conservata nel museo archeologico di Olbia. Dal 2005 al 2019 è stato autore e consulente della trasmissione televisiva Linea Blu, contribuendo a portare il racconto del Mediterraneo a un vasto pubblico, è inoltre autore di numerose pubblicazioni, tra i suoi libri più importanti figurano:
Atlante di Flora e Fauna del Mediterraneo, considerato uno dei riferimenti più completi per la biodiversità marina mediterranea, arrivato a numerose edizioni aggiornate. 
L'ambiente marino della Sardegna, un ampio racconto fotografico che documenta l'evoluzione delle coste sarde e gli effetti dei cambiamenti ambientali sugli ecosistemi marini. 
Tavolara. Punta Coda Cavallo. Guida all'Area Marina Protetta, dedicata a una delle più importanti aree marine protette del Mediterraneo. 
Mare. Viaggio intorno alla Sardegna, una riflessione fotografica e narrativa sul rapporto tra l'isola e il suo mare. 
Nel 2018 ha ricevuto il Premio Atlantide della WASE per la promozione di una cultura rispettosa della vita marina, nel 2019 gli è stato conferito il prestigioso Tridente d'Oro, considerato uno dei massimi riconoscimenti italiani nel mondo della subacquea e nel 2023 ha ricevuto dalla Rettrice dell’Università di Padova, la laurea ad honorem in Biologia Marina. 
Diversi anni fa ho avuto il privilegio di conoscerlo e collaborare con lui in alcuni progetti. Da quelle esperienze è nata una stima profonda per il suo sguardo lucido e appassionato sul mondo marino, ho quindi colto l'occasione per porgli alcune domande: 
Quando è stato il momento in cui hai deciso che il mare sarebbe stato il motore della tua vita?
“Avevo iniziato a prendere i brevetti sub alla fine degli anni 70 e i miei viaggi estivi erano sempre in luoghi di mare. All’inizio degli anni ’80 avevo capito che il mio percorso personale di impegno politico diretto era esaurito perché erano mutate profondamente le condizioni dei terribili e fantastici anni ’70. Fu allora che decisi di lasciare tutto e di trasferirmi in Sardegna per aprire un dive center, impresa pionieristica allora.”
Se non lo hai già descritto sopra cosa, in termini di forza interiore, ti ha spinto a verso il mare?
“Un po’ la fine di un ciclo, molto la curiosità e la straordinaria sensazione di libertà e mistero che si prova quando si è sott’acqua. Poi avevo solo da imparare ed è stato bellissimo (lo è tuttora).”
Quale contributo intellettuale in termini di lavori/pubblicazioni/creazioni artistiche ti ha avvicinato maggiormente al mare? 
“Nessuna opera dell’uomo mi ha spinto verso il mare, al contrario è stata la lontananza della presenza umana a farlo divenire il mio ambiente elettivo. “
Quale eredità vorresti lasciare alle future generazioni? 
“Spero che i miei libri durino a lungo, perché ho già scelto che li porterà avanti.”
Le sue risposte raccontano una storia di libertà, curiosità e continua scoperta, ma soprattutto testimoniano come il mare possa diventare molto più di un paesaggio: una scuola di vita.
Quello che emerge di Egidio è soprattutto il suo ruolo come osservatore del mare, nelle sue opere ricorre spesso il concetto che il mare non è semplicemente un ambiente naturale, ma una dimensione capace di modificare il nostro sguardo sul tempo, sul paesaggio e sul posto che occupiamo nel mondo".
Nei suoi libri il Mediterraneo viene raccontato come un organismo vivo, in continua trasformazione, di cui l'essere umano è parte e non dominatore, riesce a raccontare attraverso le immagini e le storie l'esperienza culturale, ecologica e quasi contemplativa del mare Mediterraneo.
All’interno dei suoi studi un posto speciale, oltre ai suoi benamati nudibranchi, lo ha una specie in particolare: la Savalia savaglia detto il falso corallo nero, o come piace chiamarlo a lui, corallo dorato.

Foto di Egidio Trainito

Negli ultimi anni Trainito ha collaborato con gruppi di ricerca dell'Università di Genova, della Stazione Zoologica Anton Dohrn e di altri istituti mediterranei, contribuendo direttamente alle campagne di campo, alla documentazione fotografica e all'individuazione di popolazioni di Savalia poco conosciute.
Uno dei risultati più significativi è stato lo studio pubblicato su Scientific Reports nel 2024, che ha documentato una vasta popolazione di Savalia savaglia nella Baia di Kotor, in Montenegro. 

Foto di Egidio Trainito

La scoperta è particolarmente importante perché ha evidenziato una modalità di crescita non parassitaria, diversa da quella tradizionalmente attribuita alla specie. Questo ha costretto i ricercatori a rivedere alcune convinzioni consolidate sulla sua ecologia e sul suo ciclo vitale. Nel 2025 Trainito ha inoltre partecipato a uno studio sulla crescita e sulla struttura scheletrica della specie, contribuendo alla raccolta dei campioni e alla documentazione fotografica. La ricerca ha approfondito la formazione dello scheletro organico della Savalia e ha fornito nuovi dati sulla sua longevità (gli scheletri analizzati hanno 800 anni di età!!!) e sulla sua capacità di costruire habitat complessi nel Mediterraneo profondo.

Foto di Egidio Trainito

Ciò che rende la Savalia affascinante non è soltanto la sua rarità, ma il fatto che rappresenta una sorta di archivio vivente del Mediterraneo: alcune colonie possono sopravvivere per secoli, diventando testimoni delle trasformazioni ambientali che interessano il mare nel lungo periodo. 
Gli studi a cui Trainito ha contribuito hanno evidenziato come queste comunità siano particolarmente vulnerabili all’impatto da attrezzi da pesca, ai cambiamenti climatici e al degrado degli habitat profondi. La Savalia può essere vista come una metafora perfetta del mare stesso: un organismo lento, antico e quasi invisibile, che costruisce la propria esistenza nell'arco di secoli: mentre noi misuriamo il tempo in giorni o anni, la Savalia lo misura in generazioni. 

Riporto le parole di Egidio mentre racconta la necessità di proteggere questa specie, così monumentale quanto fragilissima: "Possiamo assimilare le colonie grandi e piccole di Savalia savaglia agli alberi monumentali, che dovremmo considerare beni da proteggere in modo assoluto. A maggior ragione, perché le colonie di corallo dorato crescono con una velocità molto inferiore agli alberi, sono molto più fragili, e la loro individuazione e tutela sono molto più complesse. Conservare le colonie di Savalia savaglia che conosciamo, e continuare la ricerca per individuare quelle che ancora non conosciamo, è un dovere delle nostre comunità così come proteggiamo i beni storici e architettonici che spesso sono molto più giovani delle colonie sul fondo del mare... con una fondamentale differenza, Notre Dame de Paris ci insegna: i nostri monumenti li possiamo ricostruire così com’erano, le grandi colonie di Savalia savaglia, una volta perse, non le può più ricostruire nessuno! Sono il nostro tesoro nascosto, millenario, bello, misterioso, scenografico e identitario e per questo va protetto."

L’1 giugno è stata celebrata la giornata mondiale sulla consapevolezza delle barriere coralline e, seppur in Mediterraneo non siano presenti, la Savalia savaglia rappresenta uno degli organismi più straordinari e longevi dei nostri mari, un bio-costruttore capace di creare habitat complessi che sostengono una ricca biodiversità mediterranea.
Un tesoro che va preservato e tutelato affinché il mare continui a insegnarci che le sue meraviglie più grandi sono spesso quelle che crescono lentamente e lontano dai nostri occhi.


Canessa, M., Trainito, E., Bavestrello, G., et al. (2024). A large non-parasitic population of Savalia savaglia in the Boka Kotorska Bay (Montenegro). Scientific Reports.

Canessa, M., Bo, M., Trainito, E., et al. (2025). Growth and skeletal structure of the parasitic zoantharian Savalia savaglia. Scientific Reports.

Poliseno, A., et al. (2022). Genome-wide SNPs data provides new insights into the population structure of the Atlantic-Mediterranean gold coral Savalia savaglia. Ecological Genetics and Genomics.

Pulido Mantas, T., et al. (2022). Mediterranean Sea shelters for the gold coral Savalia savaglia: An assessment of potential distribution of a rare parasitic species. Marine Environmental Research.